Mario V. – Noi, i ragazzi del pedibus abusivo

Post dal titolo liberamente ispirato al celeberrimo saggio “Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo“.
Benchè il titolo porti alla mente delle storie poco piacevoli, ho deciso di usarlo in modo provocatorio proprio per caratterizzare questa iniziativa assolutamente positiva e, soprattutto, educativa.

Io c’entro poco, ma mi faccio accanito sostenitore dell’iniziativa “Pedibus“. I veri protagonisti sono loro: i bambini che ogni mattina -vento, neve o pioggia- vanno a scuola o all’asilo. Fino ad pochi anni fa c’era la pessima abitudine di accompagnare i nostri figli fin sulla soglia della scuola con l’auto. Una fila interminabile di macchine, per lo più con un solo bimbo a bordo, il cui unico effetto certo era quello di rendere irrespirabile l’aria.

Sono ormai tre anni che questa iniziativa va avanti ed i piccoli protagonisti continuano a divertirsi un sacco. Devono imparare a muoversi per strada, aiutare i più piccini e, soprattutto, partire dall’idea che l’auto non è una necessità, ma piuttosto un ripiego per spostamenti importanti. Per andare a scuola o dagli amici, una bella passeggiata è davvero il massimo (specie con la bella stagione).

Andare a scuola passeggiando permette di osservare la natura sotto un aspetto che spesso andiamo trascurando (picture source Wikipedia).

Orgogliosamente “abusivi”.

Il cosiddetto pedibus non è certo una novità, nè quello che questi bimbi stanno facendo è un qualcosa di straordinario. Quello che però ha reso relativamente famoso questo gruppo di ragazzini, è che si è riunito spontaneamente, senza alcuna direttiva ufficiale da parte delle istituzioni, le quali spesso premono per aderire ad un certo protocollo.
L’idea di promuovere il pedibus è senz’altro positiva ed è certamente apprezzabile lo sforzo che sia il Comune che la Scuola stessa stanno facendo per allargare la cerchia di persone coinvolte. La questione, tuttavia, sta proprio nell’ufficialità dell’iniziativa.
Ufficialmente, infatti, il nostro gruppo NON fa parte del pedibus comunale: i bimbi non indossano pettorine iridescenti, non seguono un percorso preciso, non osservano “fermate” precise, e così via. Non c’è nulla da firmare e non ci sono obblighi, nè doveri: chi vuole si associa per aumentare il divertimento.
Se si trattasse di un servizio Taxi, potrebbe definirsi “abusivo”. In effetti amiamo definire il nostro pedibus come “orgogliosamente abusivo”.
Il nostro gruppo di piccoli amici per le istituzioni non esiste, ciononostante, il numero di adesioni è via via aumentato, specie con l’arrivo della bella stagione.

Perchè questo successo?

Forse proprio perchè non ci sono obblighi di presenza e ciascuno è tenuto a seguire gli orari in base ad una propria responsabilità. L’incentivo ad essere puntuali è senz’altro il divertimento di incontrarsi al mattino e fare una passeggiata tutti assieme.
Inoltre, a dispetto delle aspettative, anche il numero di genitori che si uniscono è notevole. La loro presenza non è indispensabile, poichè i bimbi sarebbero capaci di andare quasi da soli, tuttavia il segno che l’iniziativa è piacevole è nettamente tangibile.

Non posso infine concludere senza menzionare la nostra coccolatissima signora Elena, che ogni mattina ci aspetta al passaggio pedonale per farci attraversare con immensa gioia.
Un grazie di cuore a tutti coloro che credono e collaborano perchè iniziative come queste vadano avanti. Fatelo anche senza pezzi di carta firmati: è ora che i pedoni si re-impossessino della città.

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“La plastica dev’essere pulita”…ma perche’?

Filled Plastic Recycle Bin di JamailRaji, su Flickr

Anch’io, come molti di voi, abito in una citta’ dove c’e’ un programma municipalizzato di riciclaggio di carta, vetro, plastica ed altro. Questa (forse noiosa) attivita’, al di la’ di questioni etiche ed “alla moda”, e’ diventata una necessita’, dopo decenni di apparente benessere che invece ha sporcato il nostro pianeta come non mai.

La nostra Azienda di servizi ambientali ha diverse volte informato i cittadini attraverso lettere, volantini ed altra pubblicita’, su come comportarsi circa la separazione dei materiali, altrimenti destinati all’inceneritore. In verita’, opinion mia, ritengo che l’informzione che ci e’ stata fornita e’ piuttosto lacunosa, specie riguardo a dettagli su “quanto dev’essere pulita la plastica” per poter essere considerata “riciclabile”.

Io stesso mi sono posto questa apparentemente banale domanda, ma -colpa mia- non mi sono mai preoccupato di andare a fondo. Per fortuna che qualcun altro ci ha pensato, poiche’ forse vive in una citta’ dove esiste un rapporto chiaro e trasparente tra il cittadino e le istituzioni.

Cerchiamo di imparare anche questo.

Ho cercato di tradurre l’articolo originale di Kiera Butler dall’inglese americano che trovate qui:

http://motherjones.com/blue-marble/2011/02/clean-food-containers-recycling

Credo sia una lettura breve, ma estremamente utile.

 

Dalla lettrice Holly di Econundrums ci arriva questa domanda:
Le aziende di nettezza urbana ci raccomandano di riciclare i contenitori usati puliendoli accuratamente. Ma sono sempre più frustrata cercando di pulire accuratamente i barattoli del cibo, i contenitori dello yogurt, margarina ed altro senza sprecare molta acqua. Ritengo che l’acqua che uso, il gas per riscaldarla, il sapone per i piatti ed i tovaglioli di carta stanno sprecando le risorse naturali, senza contare che hanno loro stessi un costo.
Quindi, cosa vuol dire “è pulito abbastanza per poter essere riciclato”?
Questa domanda mi assilla ogniqualvolta getto un sacchetto usato per l’insalata nel riciclaggio. I residui della mia salsa sono abbastanza da contaminare l’involucro? E se è così, sarà magari l’impianto di riciclaggio a decidere che non vale la pena di riciclare il contenitore e semplicemente lo butta nel non-riciclabile?
Ho deciso quindi di chiamare Recology, la società che gestisce il programma di riciclaggio di San Francisco, a chiedere qual è l’approccio da usare con i contenitori per alimenti non perfettamente puliti. Secondo il portavoce Recology, Robert Reed, la maggior parte degli impianti non butta via un contenitore semplicemente perché è sporco. Non è neppure un grosso problema se i contenitori presentano dei residui di cibo di modesta entità (per esempio, lo yogurt che rimane nel barattolo quando con il cucchiaio non si riesce più ad estrarre).
Ma ecco la parte interessante: più puliti sono i contenitori, più valgono sul mercato dei materiali riciclabili. Gli impianti comunali di riciclaggio separano dapprima per genere (carta, diversi tipi di plastica, latta, ecc), poi per qualità. Gli operai separano i materiali riciclabili puliti da quelli sporchi, organizzandoli in balle. “Se la balla è di qualità inferiore, la loro vendita porta meno entrate economiche alla gestione dell’impianto, che servono per finanziare il programma di riciclaggio” dice Reed. Fornendo materiale riciclabile pulito, si può effettivamente salvare la città (e in ultima analisi) i soldi dei contribuenti.
Jennifer Berry, portavoce degli esperti di riciclaggio e di “Terra 911”, è d’accordo. “E’ un ritornello costante che ho sentito dalle aziende di riciclaggio, che la pulizia del prodotto e’ tanto piu’ desiderabile quanto buona è.”
I contenitori sporchi sono particolarmente problematici nelle comunità in cui vengono trasportati come plastica e carta insieme, dal momento che la carta può facilmente assorbire l’olio e altri residui. Ma la plastica sporca diminuisce anche le entrate econimiche della città. Frank Cvetovac è il responsabile della Epic, un’azienda che produce prodotti in plastica e che compra i suoi materiali dagli impianti comunali di riciclaggio. Uno dei fornitori abituali di Epic contribuisce con materiali che non riescono ad essere abbastanza puliti. “Noi offriamo loro il 25-30%  in meno rispetto al valore di mercato, dal momento che dobbiamo considerare una lavorazione aggiuntiva per poter ottenere delle materie prime utilizzabili”, dice Cvetovac.
Detto questo, Berry e Reed sono d’accordo che si dovrebbe seguire le linee guida che la tua città indica per la pulizia di contenitori, in quanto le attrezzature degli impianti e le loro capacità possono variare ampiamente. In generale, comunque, non c’è bisogno che tutti diventiamo delle “Lady Macbeth” in proposito. “Ricordati che non e’ necessario pulire cosi’ tanto da ottenere dei contenitori per conservare il cibo o mangiarci dentro; quindi non e’ nemmeno necessario utilizzare litri d’acqua fino a farli sembrare nuovi o completamente liberi dallo sporco”, dice Berry. Si potrebbe considerare un livello di “pulizia” tale quale quello al quale siete abituati per la lavastoviglie, se ne avete una, altrimenti potreste considerare di togliere “il grosso” con una spatola prima di gettare i contenitori nel cestino del riciclo.